
TH Torrini con Peppino Di Capri
Dalla fine della guerra al boom economico, dalla rivoluzione culturale del ’68 alla prima edizione di Sanremo a colori con tanta musica, all’interno la vita di un artista. “Champagne – Peppino di Capri”- film tv prodotto da Rai Fiction e O’ Groove, per la regia di Cinzia TH Torrini (posati di Marco Rossi), con la sceneggiatura di Michele Pellegrini e Maria Sole Limodio e soggetto di Pierpaolo Verga e Maria Sole Limodio, in onda in prima serata lunedì 24 marzo su Rai 1 – non è solo il racconto della vita del cantante che ha fatto ballare e innamorare intere generazioni, dall’infanzia durante la guerra fino all’affermazione come musicista completo e maturo nei primi anni ’70, ma anche un percorso attraverso decenni fondamentali per la storia del nostro paese, senza tralasciare il lato più intimo e fragile dell’uomo. Ne abbiamo parlato con la regista.
Cinzia, cosa ti ha portato a fare questo film?
Sono stata chiamata. Dopo il film su Gianna Nannini, la Rai ha deciso di continuare sulla collana dei biopic; mi ha cercata il produttore. Ho passato un’estate a Capri e ho conosciuto piuttosto bene Peppino. Mi è subito piaciuto come essere umano, fuori dai riflettori come normalmente viene visto. Non ha maschere. Sono state tante le coincidenze e era impossibile non farlo.
Chi è per te Giuseppe Faiella, questo il suo vero nome?
E’ un uomo semplice e umile con il dono di avere un ottimo orecchio, sin dalla tenera età. I primi ad accorgersi del suo talento sono la madre e lo zio; partiremo dal 1943 quando, a soli quattro anni, inizia la sua carriera suonando per i soldati americani d’istanza a Capri. Giuseppe è la musica che suona toccando i tasti bianchi e neri del suo pianoforte e cantando davanti al microfono.
Dividendo la sua sua vita in due parti, com’era e com’è diventato?
La sua non è sempre stata una vita facile, ha lottato per emergere. Proveniva da una famiglia in cui l’arte delle note era ben conosciuta: il padre aveva un negozio di dischi e di strumenti musicali e nel tempo libero ne suonava diversi mentre il nonno faceva parte della banda. Sarebbe stata quella la sua vita se non si fosse ribellato andando a Milano. La sua è stata una vera e propria vocazione. Dal ragazzo timido, introverso e pieno di tic, è emerso il grande artista qual è, cercando di esprimere i suoi sentimenti. Non ha mai dimenticato le sue origini.
Sono stati due i suoi grandi amori, ovvero Roberta e Giuliana. Ci racconti?
Quello per Roberta è stato un amore travolgente, passionale e tossico, che crea dipendenza; è un amore che l’ha segnato. Giuliana invece è stato il grande amore della sua vita, la donna di vent’anni più giovane che lo ha reso padre di due figli; lei era una donna indipendente, moderna e diversa dalla precedente. Era un’accanita fumatrice, vizio che purtroppo l’ha condotta alla morte troppo presto.
Perché è così amato?
Perché le sue canzoni fanno parte di noi e del nostro vissuto, i loro ritornelli non cantati dai più. L’amore come lo canta lui non lo canta nessuno.
Cosa ti piacerebbe arrivasse del film?
Le sue canzoni sono i nostri pezzi di vita. Nasce con un dono che viene ostacolato da persone e circostanze, eppure fuoriesce. Il cast è eccezionale. E’ un film di formazione: dagli esordi al successo. Spero vi piaccia.